32) Teilhard de Chardin. Sull'evoluzione.
P. Teilhard de Chardin (1881-1955) scienziato, filosofo e teologo
francese, specialista in paleontologia,  famoso per una originale
reinterpretazione della teoria evoluzionista, estesa all'attivit
spirituale come traguardo del processo evoluzionistico stesso,
dalla pre-vita (mondo inorganico) alla vita (biosfera) al mondo
dell'uomo (noosfera), al Cristo cosmico, punto di aggregazione di
tutta l'umanit (cristosfera).
In questa lettura egli nota che i primi evoluzionisti sembrano non
aver considerato il fatto che l'evoluzione non ha coinvolto solo
l'oggetto, ma anche il soggetto, non solo il nostro corpo, ma
anche quell'intelligenza capace di comprendere il processo
evolutivo stesso. Ci comporta una cosmogenesi che deve
comprendere in s anche la noogenesi. L'evoluzione diventa un
cammino verso il pensiero, cio verso la consapevolezza di s,
verso l'autocoscienza.
P. Teilhard de Chardin, L'ambiente divino, traduzione italiana Il
Saggiatore, Milano 1968, pagine 285-313.

 L'uomo non poteva certo prendere coscienza dell'evoluzione
attorno a s senza sentirsi da questa, in qualche misura,
trascinato. E' Darwin lo ha ben dimostrato. Tuttavia, osservando
il progresso delle vedute trasformiste dal secolo scorso a questa
parte, siamo sorpresi nel constatare con quale ingenuit i
naturalisti e i fisici poterono in un primo tempo illudersi di
sfuggire personalmente alla corrente universale che avevano
scoperto. Soggetto e oggetto tendono, quasi irrimediabilmente, a
separarsi nell'atto della conoscenza. Siamo continuamente inclini
a isolarci dalle cose e dagli avvenimenti che ci circondano, come
se li osservassimo dall'esterno ben riparati in un osservatorio in
cui non potrebbero toccarci: spettatori e non elementi di quanto
accade. Cos si spiega come la questione delle origini umane, una
volta posta dalle concatenazioni della vita, sia rimasta cos a
lungo limitata al puro aspetto somatico, corporale. Una lunga
eredit animale poteva certo aver costruito le nostre membra. Ma
il nostro spirito emergeva sempre dal gioco di cui contava i
colpi. Per quanto materialisti fossero i primi evoluzionisti, non
veniva loro in mente che la loro stessa intelligenza di scienziati
avesse qualcosa a che fare, nella sua realt, con l'evoluzione.
A tale stadio, non erano che a met strada della verit.
Dalla prima di queste pagine non ho fatto altro se non tentare di
dimostrare che le fibre della cosmogenesi chiedono di prolungarsi
in noi, ben oltre la carne e le ossa, per insuperabili ragioni di
omogeneit e di coerenza. No, nella corrente vitale non  soltanto
l'involucro materiale del nostro essere che si trova sballottato e
trascinato. Ma, simile a un fluido sottile, lo spazio-tempo, dopo
aver sommerso i nostri corpi penetra sin nella nostra anima. La
riempie. La impregna. S'inserisce nelle sue potenze, al punto che
ben presto essa non sa pi come distinguerlo dai propri pensieri.
Per chi sa ben vedere, nulla pu sfuggire pi, fosse pure in cima
al nostro essere, a quel flusso, e ci perch quel flusso 
unicamente definibile attraverso gli accrescimenti di coscienza.
L'atto stesso con il quale la fine punta del nostro spirito
penetra nell'assoluto non  forse un fenomeno di emergenza?
Insomma, l'evoluzione individuata dapprima in un solo punto delle
cose, estesa poi all'intero volume inorganico e organico della
materia, sta ora invadendo, piaccia o non piaccia, le zone
psichiche del mondo. E con questo trasferisce nelle costruzioni
spirituali della vita non soltanto la stoffa ma il primato
cosmico dell'antico etere.
Infatti, come incorporare il pensiero nel flusso organico dello
spazio-tempo senza essere costretti a riconoscergli il primo posto
nel processo? Come immaginare una cosmogenesi estesa allo spirito
senza trovarci nello stesso tempo di fronte a una noogenesi?.
Non soltanto il pensiero inserito nell'evoluzione a titolo di
anomalia o di epifenomeno: ma l'evoluzione  cos ben
identificabile e riducibile a un cammino verso il pensiero che il
movimento della nostra anima esprime e misura i progressi stessi
dell'evoluzione. L'uomo scopre, per usare la forte espressione di
Julian Huxley, di non essere altra cosa se non l'evoluzione
divenuta cosciente di se stessa... Sino a che non si saranno posti
in questa prospettiva, gli spiriti moderni almeno cos mi sembra
(proprio perch moderni e in quanto tali), non riusciranno mai a
trovare il riposo. Poich su questa cima, e solo su questa cima,
li attendono il riposo e l'illuminazione.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 812-813.
